Honda S2000 & Toyota Supra, perché ci mancano?

Coeve per circa 4 anni, la loro storia assomiglia un po’ a quella di alcuni predatori del Giurassico e del Cretaceo che ebbero modo di guardarsi negli occhi qualche volta, prima di andare incontro al loro amaro destino

Siamo tornati sulla SP72, nel tratto che collega Sassorosso a Casone di Profecchia e le sue piste da sci, in una giornata  a metà tra il malinconico e l’apocalittico, per toccare con mano due dee della cultura JDM dei tempi in cui noi eravamo chi in fasce e chi all’asilo con i pennarelli nel naso. Non potrebbe esserci niente di più promettente. Subito partiamo dal “perché metterle insieme?” E in questo senso l’idea di un confronto diretto sfuma per varie ragioni, tecniche in primis, ma non solo. Non si tratta, infatti, di due competitor di un’era lontana, dato, soprattutto, l’identikit di entrambe. L’idea di toglierle dalla naftalina ci è venuta perché, a quanto pare, il mondo degli appassionati, oggi, sembra reclamare a gran voce ricette come quelle che hanno dato vita a Supra e S2000. Musica, maestro.

Toyota Supra Mark IV
Abbiamo iniziato parlando di dinosauri, ma qui l’analogia migliore sarebbe con altri esseri mitologici, visto che la Supra ha contaminato le fantasie di tanti adolescenti a cavallo degli anni 2000, anche dopo la sua uscita di scena. A renderla popolare non è stato solo il film Fast&Furios, dove Paul Walker s(t)upra continuamente le leggi della fisica (e ci va bene), ma anche il mondo dei tuner, che nel tempo si sono sbizzarriti a raggiungere elaborazioni stellari sul 2JZ GT-E, il motore 6 cilindri in linea bi-turbo che tutti hanno acclamato all’arrivo dell’ultima generazione, ma di cui pochi sanno veramente vita morte e miracoli. Da qui si è diffusa la credenza che la Supra fosse un mostro sputa fuoco da 800, 900 e oltre 1000 CV capace di bere i quarti di miglio a colazione e prendere a schiaffi tutte le rivali dell’epoca.
Anche a noi non sarebbe dispiaciuto se fossa andata così, ma la realtà è ben diversa. La Supra nata nel 1993, che avrebbe visto quel motore solo da 1997 (all’inizio era aspirata), in realtà era una GT 2+”2″ pensata anche (e forse in particolare) per il mercato americano/europeo. Aveva circa 300 CV (al massimo della forma), gestiti da un differenziale autobloccante meccanico e non mancavano ottimi accorgimenti ciclistici, come le sospensioni a doppio braccio su tutte e quattro le ruote. Un’ottima base per l’elaborazione, quindi, ma che da stock non faceva certo paura alle competitor e meno che mai alle sportive di oggi. Una hot hatch non troppo estrema basta e avanza per farle mangiare la polvere, ad esempio, ma questo è il progresso. Allora, invece, doveva vedersela con GT-R, RX-7, EVO, Impreza e nel vecchio continente ad aspettarla c’era di tutto: dalla Escort Cosworth, alla BMW M3 e ancora 911 (993), F355 e chi più ne ha più ne metta.